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Il percorso è per escursionisti esperti

 
     
 

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 ::. Monti Gemelli | Escursioni | L'Eremo di S.Maria Scalena (Gole del Salinello)

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::. Difficoltà: EE (difficile)
::. Dislivello: +/- 250 mt
::. Durata: +/- 2 ore
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Eremo di Santa Maria Scalena

In alto si scorge una cavità che si apre alla base di una parete; è l'eremo di S. Maria Scalena. Si sconsiglia la visita all'eremo per la pericolosità del pendio. All'ingresso della grotta c'è una cisterna che raccoglie le acque di scolo delle pareti e poco oltre un minuscolo vano interrato ed intonacato all'interno: è una piccolissima cella eremitica ove i monaci trascorrevano dei periodi di rigoroso isolamento e di penitenza.

Più oltre si giunge al centro della grotta e si scorge un rozzo altare ricavato nella roccia, che reca superiormente le tracce di un affresco ormai illeggibile a causa delle centinaia di nomi che vi sono stati graffiti. Immediatamente a sinistra una larga apertura costituisce un panoramico balcone sulla valle. Nel lato destro la grotta si trasforma in uno stretto cunicolo che, con lievi curve, penetra nel monte per alcune decine di metri.

Nella parte più interna rimangono tracce di una sepoltura, devastata di recente per ricerche di inesistenti tesori. Come per altri piccoli e sperduti luoghi di culto anche per questo è difficile dire quando sia nato e fino a quando è stato frequentato da eremiti. Comunque il nostro aereo romitaggio, noto come S. Maria Scalena, o S. Maria alle Scalelle, figura nel 1741 nell'inventario della parrocchia di Macchia da Sole come romitorio, insieme a S. Lorenzo, S. Marco, S. Francesco.

(Info a cura della Regione Abruzzo: realizzazione Archeoclub - Pescara - Majambiente)

Santa Maria Scalena

La grotta si apre sulla parete più alta a picco sulle Gole del Salinello, ad una quota di circa 650 metri. La difficoltà del percorso per raggiungerla è ripagata dalla vista del meraviglioso panorama che si apre sulle Gole e sulla vallata del Salinello fino al mare. Il fascino dell'eremo è dato, inoltre, dalla forte spiritualità che emana tanto che non è difficile immaginare l'eremita raccolto in preghiera in questo luogo che sembra quasi un nido d'aquila.

L'accesso, in origine, doveva essere certamente più agevole ed il toponimo, nonché i resti di piccoli muri a secco di contenimento del sentiero, lasciano presupporre l'esistenza di gradini scavati nella roccia almeno fino al piccolo terrazzo, appena sotto l'ingresso, del tutto simile a quello delle Grotte di S. Angelo a Ripe. Un'apertura naturale ad arco immette nella grotta in cui si conservano una cisterna, che raccoglieva l'acqua per stillicidio e un piccolo ambiente a volta sulle cui pareti restano tracce, ormai labilissime, di un affresco.

Al centro un altare scavato nella roccia e sulla parete retrostante i resti illeggibili di un affresco di Madonna piangente con Bambino. Sul lato opposto alla splendida "balconata aerea" uno stretto cunicolo si inoltra, per circa 20 metri, nelle profondità della montagna. Le tracce di fori scavati nelle pareti rocciose potrebbero indicare la presenza di travi di legno utilizzati per la copertura degli ambienti.

(notizie a cura dell'Ente Parco)
 

 
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