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Castel di Luco

 
     
 

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Come arrivarci
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Da Roma tramite la Salaria si raggiunge il Comune di Acquasanta Terme (AP). Si prosegue quindi per Paggese e dopo averlo attraversato, poco oltre, si incontra a sinistra la deviazione per Castel di Luco.
 

 
 

 

 
 

Seguendo la Strada Statale Salaria da Arquata del Tronto verso Ascoli Piceno nel comune di Acquasanta Terme si visita uno dei più originali castelli della provincia di Ascoli: Castel di Luco.

Conserva intatto il suo aspetto particolarmente originale per la sua insolita forma ellittica. Situato vicino al borgo medievale di Paggese, è dotato di un cortile interno e domina l’antica Strada Consolare Salaria che costeggia il corso del fiume Tronto.

Edificato seguendo il bordo dello sperone roccioso, in travertino, beneficia della naturale difendibilità del luogo che lo ospita. La cinta delle mura perimetrali ha una struttura irregolarmente circolare chiusa. La progettazione iniziale si proponeva di erigere un castello-recinto che fosse, sia la residenza del signore sia un rifugio sicuro per gli abitanti del feudo in caso di pericolo.

Giuseppe Colucci, abate e storico marchigiano del 1700, nel suo “Delle Antichità Picene” lo descrisse come un luogo di culto italico-romano. Luco deriverebbe dal toponimo lucus, "bosco sacro" (secondo Pruneti), "radura del bosco dove giunge la luce" (secondo Carfagna).

Nel XIII secolo fu proprietà degli Sforza. Dal 1400 al 1800 appartenne alla famiglia Ciucci.

Il piccolo borgo si dipana, concentricamente al palazzo, intorno allo sperone roccioso. Nei tempi antecedenti l'affermarsi del Comune Ascolano Castel di Luco deve aver svolto, quasi sicuramente, una sorta di ruolo di "corte di giustizia".

Negli anni che seguirono, il castello da fortezza si trasformò in residenza gentilizia della casata Ciucci che ne fu proprietaria fino al 1800, quando l'ultima ereditiera, Maria, sposò Giuseppe Amici che tramandò fino ad oggi la proprietà ai suoi discendenti.

Il castello affonda le sue origini nella riorganizzazione militare-territoriale dell'Italia bizantina che determinò la creazione di nuovi presidi castrensi dando vita ad una vera "rivoluzione" dei distretti municipali romani.

L'elemento bellico più evidente è la torre a scarpa munita di cordone antiscalata e di archibugiere. Costruita nel XVI secolo, quando il "guscio" del castello non fu più idoneo come elemento difensivo visto che la difesa territoriale poteva essere affidata solo alle strutture bastionate.

La struttura, probabilmente aveva anche una coronatura di merli.

Intorno al suo perimetro vi erano numerosi gattoni in travertino (mensole sporgenti a strapiombo dalla muratura che con ballatoi e bertesche lignee, consentivano di spiare il nemico e di combatterlo stando al riparo).

(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera, mod.)

Attualmente il castello conserva ancora la sua struttura originaria e nelle stanze affrescate adibite a ristorante è possibile, su prenotazione, gustare raffinati piatti locali e rivedere, con la visita al castello, la storia di un intero millennio.
 

 
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