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 Val Maone

 
     
 

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 ::. Gran Sasso | Escursioni | Val Maone da Pietracamela (1030 mt)

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::. Difficoltà: T (facile)
::.
Dislivello +/- 900 mt
::. Durata complessiva 1/2 giornata
-> Google map
 

 
 

 

 
 


Tranquilla passeggiata che permette di apprezzare la valle più bella e sicuramente la più frequentata del gruppo. La cascata del Rio Arno, i pilastri di Pizzo Intermesoli (strutture rocciose del versante Est di Pizzo Intermesoli molto apprezzate dagli alpinisti), la Grotta dell'Oro e Campo Pericoli (la testata della valle) sono i punti salienti dell'itinerario.

Si parte da Pietracamela (nei pressi delle "Pitture Rupestri") seguendo la mulattiera che risale la Valle del Rio Arno. Quando questa raggiunge il fondovalle, intorno a quota 1142 mt, si tralascia il sentiero sulla destra che permette di risalire a Colle dell'Asino e si continua sempre sul lato sinistro della valle.

Poco oltre si incontrano, in successione, i monumenti dedicati agli alpinisti Paolo Emilio Cichetti e Mario Cambi morti durante una bufera nell'inverno del 1929. Prima della cascata del Rio Arno il sentiero diventa più ripido e con alcune svolte raggiunge la sterrata proveniente dai Prati di Tivo.

Si continua sulla sterrata fino ad arrivare alle sorgenti del Rio Arno (1525 mt). Poco più avanti parte il sentiero, sulla destra, che permette di salire alla Grotta dell'Oro (1680 mt) meritevole senz'altro di una visita.

Continuando si risale fino ad arrivare alla testata della valle nei pressi delle Capanne (1957 mt) dove si trovano i resti di alcuni stazzi facenti parte di un:" ... complesso pastorale risalente agli inizi del '900 con ricoveri costituiti da capanne a falsa cupola con tetto a zolle e ripari sotto roccia chiusi a secco... ".

*     *     *

In ricordo di Paolo Emilio Cichetti e Mario Cambi (Cfr. biblio 1)
Partiti da Pietracamela per una salita invernale al Corno Piccolo raccontano le difficoltà incontrate durante l'ascesa nel drammatico inverno del 1929. Dal loro diario ritrovato nel rifugio Garibaldi a Campo Pericoli:

9 febbraio 1929
Siamo senza orologio. Partiamo a giorno alto diretti al Corno Piccolo, giungiamo dopo circa due ore, attraverso varie difficoltà per le orribili condizioni della neve valangosa.

Attacchiamo immediatamente la cresta SE (Chiaraviglio-Berthelet). Al tramonto giungiamo al cengione sotto la “Mitria”. Siamo costretti a tornare a causa della notte prossima e delle mani gelate. Il freddo è stato di una intensità straordinaria. L’esser costretti ad andar senza guanti fa gelare le mani immediatamente, le cui dita diventano in pochi secondi di un color giallo.

La perdita di un sacco aggrava le nostre condizioni. La via da noi seguita, che di estate è una interessante arrampicata, senza mai gravi difficoltà, è in questa stagione straordinariamente difficile e pericolosissima, date le condizioni della neve. Il freddo era tale che le mani si appiccicavano alla roccia e al ferro della picozza, a causa della loro umidità che gelava immediatamente al contatto. Anche la saliva gelava subito al contatto della roccia. Abbiamo percorso circa la metà della cresta e nella sua parte più difficile. Se non fosse stato il pensiero che una notte passata all’aperto con questa temperatura sarebbe stata quasi certamente impossibile a superarsi, saremmo giunti in vetta. Ritorniamo al Rifugio, dopo aver recuperato il sacco, per il Passo del Cannone e la Conca degli Invalidi. Il percorso viene compiuto di notte. Togliendoci le scarpe, troviamo i nostri piedi in una fodera di ghiaccio e ci accorgiamo di averne ciascuno di noi uno congelato. Lo massaggiamo immediatamente con neve e poi con alcool. Si gonfiano prendendo aspetto di cotechini e sono perfettamente insensibili. 

10 febbraio 1929
Stiamo smaltendo il congelamento. I piedi accennano a sgonfiare. Anche una mano di Mario è nelle medesime condizioni. 

11 febbraio 1929
ldem come il giorno precedente. Fuori nevica. 

12 febbraio 1929
Ci svegliamo la mattina completamente sepolti. La neve caduta durante la notte ha otturato il pertugio che ci serviva di ingresso. La mancanza della pala ci mette in serie difficoltà. Siamo costretti a gettare la neve dentro al rifugio per chiudere la porta. Siamo veramente dispiacenti di questo, ma non possiamo fare altrimenti. Coloro che verranno dopo di noi ci vorranno scusare. Terminate le provviste, ci rechiamo, o meglio, speriamo di giungere a Pietracamela. I piedi nelle medesime condizioni. Tempo pessimo. 

Paolo Emilio Cichetti
Mario Cambi

*     *     *

Le squadre di soccorso trovarono il corpo di Paolo Emilio Cichetti 6 giorni dopo a circa 3 km da Pietracamela mentre Mario Cambi venne ritrovato soltanto nel mese di aprile qualche km più distante.

I monumenti che si incontrano, durante la risalita della Valle del Rio Arno, sono stati eretti sui luoghi del ritrovamento.
 

 
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