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L'Inferno di S. Colomba

 
     
 

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 ::. Gran Sasso | Escursioni | L'Inferno di S. Colomba

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::. Difficoltà: E (media difficoltà)
::.
Dislivello +/- 300 mt
::.
Durata complessiva 2-3 ore
-> Google map
 

 
 

 

 
 


Sulle orme di Orazio Delfico:

"... Seguitando il camino, e ripigliando poi la strada battuta passai per la piccola terra dell’Isola, sotto cui passa Magone, e mi avviai pel letto del torrente detto Ruzzi, dove sempre andando fra i gran macigni rotolati, giunsi alla montagna di Pagliara.

Nel corso del fiume tutto pieno della solita pietra non potei scorger altro, che alcuni pezzi di spato calcare Romboidale, ed alla sinistra sponda uno grosso banco di terra calcare rozza al tatto (creta pulverulenta rudis Wallerii).

Questo torrente ha formato nella montagna un gran squarcio, o voragine chiamato il Fosso del mal passo, pel quale quà, e là si trovano varie cascate di acque vaghissime a vedersi; ne io potetti resistere alla tentazione di trapassarne una, che nel suo empito si scosta dalla rupe, e serve di portiera trasparente ad una grotta.

L’andar però molto per tal fossato era egualmente incomodo, e pericoloso, ed attraversatolo dopo qualche camino giunsi su di un’altra voragine molto maggiore dell’antecedente, e pur essa fornita di cascate, e getti di acqua, dei quali uno va con tanto empito, che ne’ suoi minutissimi spruzzi tutta l’acqua è portata via dal vento.

Questa voragine è quella, ch’è conosciuta sotto il nome d’Inferno di S. Colomba. Qui osservai gli effetti straordinarj della caduta de’ gran massi di neve, che poco sarebbero credibili, se il fenomeno non fosse parlante sul luogo medesimo.

I gran massi di neve, che perdendo l’equilibrio si staccano dall’alto della montagna, ingrossandosi per via, vanno giù con tanto furore, che schiantano tutti gli alberi, che loro si trovano d’avanti, e comunicano tanta violenza alle colonne di aria che si spingono d’avanti, che basta a far soffrire agli alberi della parte opposta la stessa sventura de’ primi, colla sola naturale differenza, che dove quelli restano prosternati colla cima in giù, gli altri restano schiantati e rotti nella loro naturale situazione; gl’Indigeni chiamano tali fenomeni le Gravure.

Il fragore che si produce è orribile, ed esse talvolta occupano tanto spazio, che arrivano a devastare delle intere selve. Questo fenomeno è stato osservato anche dal celebre M. de Saussure nei suoi Viaggi per le Alpi..." (Cfr. biblio 16)
 

 
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