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 Amiternum - Il teatro

 
     
 

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::. Amiternum
Patria del celebre storico Sallustio, l'antica Amiternum entrò a far parte dell'ordinamento romano nel 290 a.C., dopo l'assoggettamento della Sabina. Rimangono a testimoniare il passato splendore le vestigia del teatro e dell'anfiteatro, numerose iscrizioni ed abbondante materiale scultoreo e architettonico.

Visitando il caratteristico paese di S. Vittorino è possibile notare materiali di spoglio dei monumenti amiternini, riutilizzati negli edifici civili e in particolare nella chiesa di San Michele Arcangelo, dalla quale si accede ad una catacomba che ospita la tomba monumentale del martire Vittorino.

(Regione Abruzzo Settore Turismo)

::. La città di Amiternum
Nella piana aquilana solcata dal fiume Aterno, dove oggi sono state delimitate le aree archeologiche, si estendeva la città sabina di Amiternum. Dopo la conquista romana, avvenuta agli inizi del III sec. a.C., l'abitato divenne praefectura e rappresentò il centro di riferimento politico e amministrativo per la serie dei villaggi (vici) sparsi nel territorio. Nel III sec. a.C. l'abitato era posto probabilmente sulla collina di San Vittorino, ma la città di età romana fu interessata da un piano programmatico (forma) che si attuò nella pianura attraversata dal fiume e dalla diramazione della Salaria.

Oggi sono in parte ricostruibili la rete stradale extraurbana, il sistema viario interno alla città, le strutture di rifornimento e di smaltimento idrico, alcuni edifici, ma sopratutto il teatro e l'anfiteatro. Il piano urbanistico impostato nel corso del I sec. a.C., pur realizzato in un lungo arco di tempo secondo diversi settori d'intervento e diverse azioni evergetiche, giunse a fornire Amiternum di una "dignità" cittadina e a caratterizzarla in ragione del suo crescente ambito di influenza politico-economica. L'area occupata dalla città è identificabile in base alla viabilità extraurbana, lungo la quale, sia a Nord che a Sud, sono state localizzate aree di necropoli, con monumenti funerari di notevole ricchezza, che hanno restituito importanti rilievi scultorei e finissimi letti in bronzo.

La strada interna alla città, in parte riportata alla luce da scavi recenti, costituisce il cardine (kardo) dello sviluppo edilizio, sul quale furono impostati, anche a distanza di secoli, gli interventi di costruzione degli edifici: il teatro e l'anfiteatro infatti sono orientati proprio in relazione all'asse stradale N-S e, pur se edificati a distanza di quasi un secolo l'uno dall'altro, risultano comunque inseriti nella pianificazione urbana attuata nel rispetto di una forma impostata sul modulo dell'actus (= circa 70 metri). Nella zona compresa tra l'anfiteatro e l'Aterno furono riconosciuti, in base a diversi interventi di scavo compiuti in più riprese nei secoli scorsi, i resti di edifici monumentali: la presenza di grandi ambienti, tra cui alcuni absidati, ma sopratutto il rinvenimento nella zona di statue colossali, come la divinità seduta in marmo pentelico ora al Fine Arts Musemum di Boston, contribuiscono a denotare la ricchezza della città e dei suoi abitanti.

Le strutture relative all'edificio absidato posto nei pressi dell'anfiteatro documentano diverse fasi di costruzione che si concludono con gli effetti di un vasto incendio: della fase del II secolo d.C. restano le pavimentazioni che offrono una variegata esemplificazione di mosaici geometrici in bianco e nero. La città divenne grande e ricca di edifici monumentali grazie anche al fenomeno dell'evergetismo, testimoniato da molte iscrizioni: diffusissimo nelle aree provinciali, si manifestò sopratutto nelle classi politiche locali, i cui magistrati curarono a proprie spese la crescita urbanistica ed architettonica della città. L'ascesa nella carriera fino all'ingresso nel senato dei personaggi eminenti fu sancita in sede locale con l'attribuzione della carica del patronato, che ad Amiternum è attestata dalle due famosissime tabulae patronatus rinvenute nel 1929 a Preturo.

Le tavole in bronzo, datate alla prima metà del IV secolo, ricordano, tra l'altro, che Sallius Sofronius iunior riattivò l'acquedotto aggiungendovi fontane, serbatoi e cisterne, sistemò le terme danneggiate aprendovi porticati e dotandole di statue. Ad un altro esponente della stessa famiglia, C. Salliu Proculus, patrono di Amiternum, Aveia e Peltuinum, fu eretta una biga onoraria nell'anfiteatro. I resti del teatro, dell'anfiteatro e dell'edificio absidato testimoniano ancora la grandezza di Amiternum, ma altri documenti giacciono ancora sotto un sottile strato di terra, nell'area che fu di una importante città sabina. Oggi occorre che dalla memoria nascano progetti.

(Ministero per i Beni e le Attività Culturali)

:Foto a cura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali:. L'anfiteatro di Amiternum
Spazio agonistico per eccellenza nel mondo romano, l'anfiteatro fa la sua comparsa ad Amiternum verosimilmente negli anni compresi tra la fine del I e gli inizi del II sec. d.C., nel settore centro-occidentale della città romana. L'impianto si inserisce nell'ambito di quel processo di ridefinizione urbana promossa ad Amiternum da Roma a partire dall'età augustea e attuata in un arco di tempo piuttosto lungo.

I suggestivi resti della struttura, sempre visibili nel corso dei secoli, furono oggetto delle prime parziali indagini archeologiche nel 1880, ma la sua forma attuale è il frutto di una vasta e completa operazione alla quale diede inizio nel 1996 l'allora Soprintendenza alle Antichità per gli Abruzzi ed il Molise, che oltre a liberare l'edificio dalle terre, provvide ad una serie di interventi conservativi.

Attualmente il monumento offre la possibilità di un apprezzamento immediato del suo perimetro, conservandosi in quelle che costituivano le sue strutture portanti; nulla invece si è salvato delle gradinate della cavea che dovevano, un tempo, ospitare migliaia di spettatori. L'unica notizia relativa agli spettacoli che si svolgevano all'interno è fornita da un'iscrizione rinvenuta nei pressi dell'edificio, che ricorda spettacoli gladiatori offerti da C. Sallius Proculus, con l'aiuto del padre (CIL IX, 4208). La struttura, interamente realizzata in opera a sacco con cortina laterizia, è di buona fattura.

Sembra che la pietra da taglio sia stata riservata solo alla foderatura del muro del podio - fatta di lastre di calcare squadrate, alcune di reimpiego - alle soglie e agli stipiti dei vari ingressi all'arena e, con ogni probabilità, alle gradinate della cavea. Il settore nord dell'edificio appare, ancora oggi, come il frutto di una poderosa opera di irrobustimento avvenuta in corso d'opera e a più riprese, probabilmente in seguito al sopraggiungere di problemi statici che resero necessario un vero e proprio cambiamento di progetto.

(Ministero per i Beni e le Attività Culturali)
 

 
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